Tre contro uno
La prima sfida tra candidati repubblicani e Obama è su Israele
Mitt Romney e Rick Santorum parleranno al congresso dell’Aipac, la lobby americana pro Israele, dove domenica interverrà il presidente, Barack Obama. Newt Gingrich era già fra gli ospiti in programma, a parziale interruzione della consuetudine di non invitare candidati alla Casa Bianca quando c’è un presidente che corre per la rielezione. Questa è la motivazione per cui nel 2004 John Kerry non è stato invitato.
8 AGO 20

New York. Mitt Romney e Rick Santorum parleranno al congresso dell’Aipac, la lobby americana pro Israele, dove domenica interverrà il presidente, Barack Obama. Newt Gingrich era già fra gli ospiti in programma, a parziale interruzione della consuetudine di non invitare candidati alla Casa Bianca quando c’è un presidente che corre per la rielezione. Questa è la motivazione per cui nel 2004 John Kerry non è stato invitato. Ma l’enorme pressione israeliana per uno strike alle strutture nucleari iraniane, le frizioni dell’Amministrazione con il governo di Benjamin Netanyahu – i due si incontreranno lunedì – e la narrativa imbracciata dai candidati repubblicani (a eccezione di Ron Paul) secondo cui Obama ha abbandonato Israele portano a rimescolare le carte nella conferenza più importante per la constituency ebraica.
L’Aipac è l’interfaccia di un Congresso che coltiva con zelo bipartisan gli interessi di Israele e, nonostante quasi tutti i parlamentari ebrei siano democratici (specchio di un elettorato storicamente liberal), la domanda da sbrogliare in modo cogente è: l’Amministrazione è disposta a sostenere Israele fino ad appoggiare un’operazione militare contro i siti iraniani? I candidati repubblicani hanno tutto l’interesse a rispondere e a mostrare gli artigli rapaci, così da sottolineare la differenza con i rapporti altalenanti stabiliti da Obama con il governo conservatore di Netanyahu. Includere nella conferenza i tre candidati che all’unisono ripetono che Obama ha gettato Israele “under the bus” è (anche) un modo per costringere il presidente a dare qualche garanzia in più agli israeliani. Obama non ha motivi per dubitare del “voto ebraico”, ma deve tendere una mano al Congresso, che chiede più impegno verso l’alleato. La prima mossa l’ha fatta con l’intervista concessa a Jeffrey Goldberg dell’Atlantic – portavoce in pectore della comunità ebraica democratica – che può essere riassunta così: “State tranquilli, sono con voi”.
L’Aipac è l’interfaccia di un Congresso che coltiva con zelo bipartisan gli interessi di Israele e, nonostante quasi tutti i parlamentari ebrei siano democratici (specchio di un elettorato storicamente liberal), la domanda da sbrogliare in modo cogente è: l’Amministrazione è disposta a sostenere Israele fino ad appoggiare un’operazione militare contro i siti iraniani? I candidati repubblicani hanno tutto l’interesse a rispondere e a mostrare gli artigli rapaci, così da sottolineare la differenza con i rapporti altalenanti stabiliti da Obama con il governo conservatore di Netanyahu. Includere nella conferenza i tre candidati che all’unisono ripetono che Obama ha gettato Israele “under the bus” è (anche) un modo per costringere il presidente a dare qualche garanzia in più agli israeliani. Obama non ha motivi per dubitare del “voto ebraico”, ma deve tendere una mano al Congresso, che chiede più impegno verso l’alleato. La prima mossa l’ha fatta con l’intervista concessa a Jeffrey Goldberg dell’Atlantic – portavoce in pectore della comunità ebraica democratica – che può essere riassunta così: “State tranquilli, sono con voi”.